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Il turismo fuori dall’onda anomala che l'ha travolto

L’Italia torna a veleggiare grazie al turismo, fuori dalla tempesta del Covid

Pubblicato il 25/05/2021 in Alberghi Agenzie di Viaggio Ristoranti Hotel
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Il turismo è cambiato, cambia e cambierà. Il fascino per l’Italia, però, rimane immutato.

Profumi, sapori, paesaggi, storia, cultura, moda, eleganza, hanno fatto, da sempre, della nazione tricolore una delle culle più ambite e desiderate in cui divertirsi o godersi il meritato riposo.

Anzi, dai primi anni del 1900 a oggi il desiderio di passare le vacanze nel bel Paese è andato via via crescendo. A raccontarlo è l’Ente nazionale del Turismo italiano che ha deciso, proprio in questi giorni, di aprire al pubblico il suo Archivio storico, composto da oltre 100 mila tra diapositive, manifesto e immagini.

A dare un brusco stop al comparto turismo, in Italia e nel Mondo, è stato il lockdown pandemico.

La “tempesta perfetta”, così definita dal Censis nel “Diario della transizione 2021”, ha avuto un impatto devastante sull’intero settore che, ha però, cultura, tradizione ed esperienza sufficienti per ripartire e ritornare a vecchi splendori.

Settore che ha un peso economico di proporzioni significative, soprattutto in Italia.

La filiera nazionale del turismo, che va dai trasporti e passa da musei, ristoranti, fino ad arrivare alle strutture ricettive, in Italia vale all’incirca il 6% del Pil nazionale e quasi 1,7 milioni di addetti.

Un settore, quello del turismo, cruciale nell’economia complessiva del Paese, soprattutto per gli effetti indiretti che esso genera, sia in termini di consumi sia di occupazione indotta (con all’incirca 3,4 milioni di posti di lavoro).

L’impatto devastante dello tsunami dell’emergenza sanitaria sul comparto turismo

L’onda anomala ha colpito, inaspettatamente e con proporzioni inimmaginabili, un settore che stava veleggiando e che continuava a crescere, anche se in modo frammentato e disomogeneo.

Secondo il monitoraggio effettuato dall’Enit (l’Agenzia Nazionale del Turismo), dal 1° gennaio al 20 settembre 2020, il calo complessivo degli arrivi aeroportuali aveva raggiunto il -84,2% rispetto al 2019.

La presenza di clienti negli esercizi ricettivi alberghieri ed extra-alberghieri era calata drasticamente, facendo segnalare un -51,4%.

L’indagine sul turismo internazionale dell’Italia realizzata dalla Banca d’Italia ha rilevato come le spese dei viaggiatori stranieri, cresciute nel 2018 e nel 2019 intorno al 6%, abbiano registrato nel 2020 una contrazione del 60,9%.

Secondo Federalberghi:

“Lo scenario globale evidenzia come l’esplosione del Covid-19 e le conseguenti misure di contenimento per contrastarne la diffusione abbiano causato la peggiore recessione dai tempi della Grande Depressione, superando quella verificatasi durante la crisi finanziaria globale di un decennio fa.
La crisi pandemica ha prodotto e sta ancora producendo effetti devastanti soprattutto per l’economia del turismo che, come nessun’altra attività economica, si basa sull’interazione tra le persone: le restrizioni ai viaggi hanno fatto sì che Il 2020 sia stato il “peggiore anno nella storia del turismo mondiale”, come sottolineato dall’Organizzazione Mondiale del Turismo”.

Il comparto italiano toccato da questa crisi riguarda 32 mila 730 strutture alberghiere (di cui 18 mila e 54 3 stelle e 6 mila e 74 a 4 stelle) con 2 milioni e 260 mila posti letto e 185 mila e 597 esercizi extralberghieri (con quasi 3 milioni di posti letto).

Quale sarà il futuro del settore turismo fuori dalla “tempesta perfetta”?

“Per preparare il ritorno alla normalità – dice il direttore Enit Giovanni Bastianelli - il contesto storico ci porta ad andare alla ricerca di strategie per anticipare il viaggio con il pensiero come fosse un sogno da immaginare e realizzare. In 100 anni il movimento turistico è esploso da 900mila visitatori nel 1911 a quasi 64 milioni di arrivi odierni".

In Italia il settore turismo vale quasi il 15% del Pil nazionale. L’industria del turismo dà lavoro a 15 addetti su 100 e genera un fatturato complessivo che supera i 230 miliardi.

Valori che non torneranno più?

Non sarà semplice far sì che la curva della ripresa tornia a salire in tempi rapidi.

Le istituzioni, per fortuna, hanno, però, ben chiaro il valore di questo comparto, sia a livello locale sia a livello comunitario.

La Commissione europea, per esempio, ha accolto con favore il nuovo protocollo sulla sanità e la sicurezza con prescrizioni e raccomandazioni per le imprese e le località turistiche in vari sottosettori. Gli Stati membri potranno attribuire il nuovo marchio di sicurezza alle strutture turistiche che attuano e rispettano il protocollo sulla sanità e la sicurezza dell’Organizzazione internazionale per la standardizzazione (ISO). L’adesione al protocollo e al marchio è volontaria.

Thierry Breton, Commissario per il Mercato interno, ha dichiarato:

"Il marchio europeo di sicurezza COVID-19 per il turismo aiuterà le imprese turistiche a garantire procedure di sicurezza prima della stagione estiva, così da aumentare la fiducia dei viaggiatori, dei residenti e dei lavoratori del turismo".

La Commissione e il Comitato europeo di normazione incoraggiano, quindi, le strutture turistiche che desiderano beneficiare del marchio a sfruttare le varie opportunità di finanziamento dell'UE disponibili per il turismo.

Anche il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha espresso fiducia nella ripresa economica del Paese Italia e ciò non può non passare da una ripartenza del settore turismo.

"Il mondo vuole viaggiare in Italia e l'Italia è pronta a ridare il benvenuto al mondo. Non ho dubbi che il turismo nel nostro Paese riemergerà più forte di prima".

Con queste parole il Premier ha confermato la volontà del Governo nazionale di porre il settore turismo nelle migliori condizioni, per affrontare la ripresa. Sono infatti state preannunciate le Green Card della UE, ovvero il meccanismo individuato per liberalizzare gli spostamenti (ad oggi limitati nel territorio europeo) per la stagione estiva. È bastato questo per far partire la prima ondata di prenotazioni nella penisola italiana, perlopiù provenienti da altri Paesi dell’Unione.

In effetti, il mercato europeo è quello più significativo.
Secondo i dati Istat, nel 2019, anno precedente ai blocchi dovuti alla pandemia Covid, le maggiori presenze di clienti non residenti sono state quelle di turisti provenienti dalla Germania (26,6%), dalla Francia (6,3%), dal Regno Unito (6,2%) e dai Paesi Bassi (4,7%).

 

Percentuale turisti europei in Italia nel 2019

 

In leggera crescita era anche il numero di turisti provenienti dagli Stati Uniti (16 milioni, il 6,7%) e dalla Svizzera (10 milioni e 800 mila turisti, pari al 4,9%).

La meta preferita sia dai clienti residenti sia da quelli non residenti restava il Nord Est Italia (35,9% i primi e 43,1% per i secondi).

Il flusso dei clienti residenti si concentravano prevalentemente nei mesi estivi, 52,3%, contro il 45,6% dei clienti non residenti.

Roma era la principale destinazione con circa 31 milioni di presenze seguita da Venezia e Milano. La domanda turistica italiana era costituita, nel 2019, da circa 71,2 milioni di viaggi e oltre 409 milioni di pernottamenti, dentro e fuori il territorio nazionale.

Nel 2019, i viaggi di vacanza sono oltre 8 volte più numerosi dei viaggi di lavoro, con quote più elevate nel caso delle vacanze lunghe, che sono concentrate nel trimestre estivo (57,4%).

I clienti non residenti (ossia coloro che transitano soltanto dall’Italia per recarsi in un altro Paese) sono più orientati verso gli alberghi a 4 e 5 stelle, i quali assorbono il 56,1% delle relative presenze (contro il 40,7% delle presenze alberghiere registrate per i residenti).

Indagine Istat sul movimento dei clienti nelle strutture ricettive

Una grande differenza si rileva anche per gli alberghi a tre stelle e le residenze turistico-alberghiere, dove la componente nazionale raggiunge il 51,3% delle relative presenze alberghiere contro il 38,6% della componente estera.

Tutti dati, quelli del 2019, confortanti se ripetuti nel 2021.

Un ruolo strategico nel far ripartire i settori “Turismo e Cultura” deriverà dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per cui sono stati stanziati investimenti per 6,68 miliardi.

Di questi 3,4 miliardi di euro sono indirizzati a riqualificare le strutture ricettive con l’intento di potenziare l’offerta turistica nazionale.

Il digitale: un ruolo sempre più significativo e strategico nel settore turistico

Secondo l’analisi Censis (Italia sotto sforzo – Diario della transizione 2020/2021):

“Le relazioni digitali con la clientela sono un importantissimo fattore a supporto della fidelizzazione dei clienti. La capacità di mantenere una relazione di lungo periodo con il turista costituisce uno dei fattori principali di vantaggio competitivo per gli operatori turistici. La disponibilità di canali digitali o automatizzati è sicuramente la chiave per rendere possibile un’interazione continua e ripetuta. Da questo punto di vista l’organizzazione delle risorse per il turismo nel PNRR sembrano cogliere l’essenza del legame che esiste tra il digitale, il turismo, e la gestione del patrimonio culturale e storico artistico del paese”.

In questo scenario secondo l’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo del Politecnico di Milano solo il 2% dei viaggiatori italiani tra i 18 e 75 anni non ha utilizzato internet per nessuna attività nel corso dell’ultima vacanza. Inoltre, le relazioni digitali con la clientela sono un importantissimo fattore a supporto della fidelizzazione dei clienti. La capacità di mantenere una relazione di lungo periodo con il turista costituisce uno dei fattori principali di vantaggio competitivo per gli operatori turistici.

La disponibilità di canali digitali o automatizzati è sicuramente la chiave per rendere possibile un’interazione continua e ripetuta.
E, in quest’ottica, il digitale coinvolge tutte le forme di ospitalità: dagli alberghi ai B&B, fino all’offerta di alloggi.

A fare da collante, però, tra domanda e offerta, oltre alle piattaforme online, continueranno ad avere un ruolo qualificato le Agenzie Viaggi.

La professionalità degli operatori rimarrà un ruolo centrale nel far incontrare le proposte delle strutture ricettive e delle compagnie aree e navali con i desiderata dei turisti. Soprattutto ora, in cui i turisti sono desiderosi di poter tornare a viaggiare ma sono desiderosi di poterlo tornare a fare nella maggiore sicurezza igienico sanitaria possibile.

Per gestire queste molteplicità di complessità è sempre più necessario dotarsi di strumenti informatici capaci di garantire un’ottimizzazione della gestione delle attività oltreché garantire un significativo risparmio di tempo e, di conseguenza, di costi.

In quest’ottica Dylog lavora, da sempre, al fianco di operatori del mondo del turismo (dai ristoratori agli albergatori, dagli agenti di viaggio ai gestori di stabilimenti balneari) nel fornire loro strumenti, servizi e soluzioni informatiche capaci di accompagnarli, con strumenti all’avanguardia, in una gestione più snella e proficua delle loro attività.

 

 

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