Autovalutazione antiriciclaggio: un aggiornamento obbligatorio che dev’essere rivisto ogni volta che intervengono modifiche significative nell’attività di Studio
Mentre commercialisti, fiscalisti e consulenti sono impegnati nella gestione delle dichiarazioni fiscali, delle scadenze periodiche, degli adempimenti societari e delle richieste quotidiane dei clienti, si avvicina un altro appuntamento che richiede attenzione e programmazione.
Entro il 27 maggio 2026 tutti gli studi professionali soggetti agli obblighi antiriciclaggio dovranno infatti aggiornare il documento di autovalutazione del rischio previsto dalla Regola Tecnica n. 1 del CNDCEC e richiamato dalle Informative n. 85/2025 e n. 57/2026.
La scadenza arriva in uno dei periodi più intensi dell’anno per la professione e proprio per questo rischia di essere percepita come un adempimento secondario. In realtà si tratta di un’attività che assume un ruolo sempre più centrale nella gestione della compliance e nell’organizzazione interna dello Studio.
L’aggiornamento dell’autovalutazione antiriciclaggio non consiste nella semplice revisione di un documento già predisposto in passato. Richiede invece una nuova analisi del livello di esposizione al rischio dello Studio, alla luce dell’evoluzione normativa, delle caratteristiche della clientela gestita e delle modalità operative adottate nel corso dell’ultimo anno.
La necessità di procedere all’aggiornamento dell’autovalutazione antiriciclaggio nasce dalla pubblicazione della nuova Analisi Nazionale dei Rischi (NRA) da parte del Comitato di Sicurezza Finanziaria il 27 maggio 2025. Da quella data decorre infatti il termine annuale entro il quale i professionisti sono chiamati a riesaminare il proprio sistema di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.

Non più un documento da aggiornare ogni tre anni
Una delle principali novità introdotte dalle più recenti Regole Tecniche riguarda il superamento della vecchia logica dell’aggiornamento periodico.
Per molti anni l’autovalutazione antiriciclaggio è stata vissuta come un adempimento da predisporre e conservare, salvo poi riprenderlo in mano in occasione della successiva revisione.
Oggi l’approccio richiesto dalla normativa è profondamente diverso.
Il documento deve essere considerato uno strumento di gestione e controllo che accompagna la vita dello Studio professionale. Non solo deve essere aggiornato entro un anno dalla revisione dell’Analisi Nazionale dei Rischi, ma deve essere rivisto ogni volta che intervengano modifiche significative nell’attività svolta, nella struttura organizzativa, nella composizione della clientela o nei servizi erogati.
Alla base di questo cambiamento vi è il principio del cosiddetto approccio “risk based”, che impone ai professionisti di conoscere in modo approfondito il proprio livello di esposizione al rischio e di adottare misure proporzionate alla realtà operativa in cui lavorano.
L’obiettivo è valutare lo Studio, non il singolo cliente
Quando si parla di autovalutazione antiriciclaggio, uno degli equivoci più frequenti consiste nel confonderla con l’analisi del rischio riferita ai singoli clienti.
In realtà le due attività rispondono a finalità differenti.
L’autovalutazione antiriciclaggio ha lo scopo di comprendere se l’organizzazione dello Studio sia adeguata a prevenire e gestire i rischi connessi al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. Non fotografa quindi il comportamento di uno specifico cliente, ma misura la capacità complessiva della struttura professionale di operare in conformità alle disposizioni vigenti.
Per raggiungere questo obiettivo il professionista è chiamato ad analizzare diversi elementi che contribuiscono a determinare il profilo di rischio dello Studio. La tipologia della clientela, i settori economici di riferimento, le aree geografiche coinvolte, i servizi professionali prestati e l’organizzazione interna rappresentano tutti fattori che incidono sulla valutazione finale.
A questi si aggiungono aspetti spesso meno visibili ma altrettanto rilevanti, come la formazione del personale, la qualità delle procedure interne, le modalità di conservazione della documentazione e l’efficacia dei controlli adottati.
L’analisi deve quindi restituire una fotografia realistica dello Studio e della sua capacità di individuare tempestivamente eventuali situazioni anomale.

Le criticità che emergono più spesso nella pratica professionale
L’esperienza dimostra che le difficoltà maggiori non riguardano tanto la compilazione materiale del documento quanto la raccolta e l’organizzazione delle informazioni necessarie per costruire una valutazione attendibile.
Molti studi, ad esempio, hanno ampliato nel tempo la propria offerta di servizi senza aggiornare contestualmente le procedure interne. Altri si trovano a gestire una clientela sempre più diversificata, con esigenze e livelli di rischio differenti rispetto al passato.
Un altro tema particolarmente delicato riguarda la formazione di dipendenti e collaboratori. Le procedure antiriciclaggio possono essere formalmente corrette, ma perdere gran parte della loro efficacia se non vengono comprese e applicate in modo uniforme da tutte le persone coinvolte.
Particolare attenzione deve inoltre essere riservata ai clienti destinatari di sole prestazioni dichiarative. Le semplificazioni previste dalla Regola Tecnica n. 2 in materia di adeguata verifica non consentono infatti di escludere tali soggetti dall’analisi complessiva dello Studio.
La valutazione del rischio deve rappresentare l’intera realtà professionale e non soltanto le posizioni considerate maggiormente esposte. Una fotografia parziale rischierebbe di compromettere l’efficacia dell’intero processo di assessment.
Perché questo documento assume un peso crescente durante i controlli
Negli ultimi anni gli organismi di vigilanza hanno progressivamente spostato l’attenzione dalla mera presenza degli adempimenti alla loro effettiva applicazione.
In questo contesto l’autovalutazione del rischio è diventata uno degli elementi che consentono di comprendere il livello di maturità organizzativa dello Studio.
Un documento aggiornato dell’autovalutazione antiriciclaggio, coerente con l’operatività effettiva e supportato da procedure concrete dimostra che il professionista ha adottato un approccio consapevole alla gestione degli obblighi antiriciclaggio.
Al contrario, documenti incompleti, datati o predisposti esclusivamente per finalità formali possono rappresentare un elemento di criticità in sede ispettiva.
È importante ricordare che la responsabilità dell’autovalutazione non può essere delegata. Sebbene il professionista possa avvalersi del supporto di collaboratori, consulenti esterni o strumenti software, la responsabilità finale rimane in capo al titolare dello Studio o al legale rappresentante della società tra professionisti.

Come affrontare l’aggiornamento dell’autovalutazione antiriciclaggio senza appesantire ulteriormente il lavoro dello Studio
La vera sfida per molti professionisti non consiste nel comprendere gli obblighi normativi, ma nel riuscire a gestirli all’interno di un’agenda già fortemente impegnata.
È proprio in questo scenario che l’organizzazione assume un valore strategico.
Disporre di procedure strutturate, documentazione facilmente reperibile, controlli tracciabili e informazioni centralizzate consente di ridurre significativamente il tempo necessario per aggiornare la valutazione del rischio e mantenere sotto controllo tutti gli adempimenti collegati.
L’obiettivo non è aggiungere nuove attività al lavoro quotidiano dello Studio, ma integrare la compliance all’interno dei processi già esistenti, trasformandola in una componente naturale dell’organizzazione.
La tecnologia come alleata della compliance
L’evoluzione della normativa e l’aumento delle responsabilità richieste ai professionisti stanno rendendo sempre più difficile gestire gli adempimenti di autovalutazione antiriciclaggio attraverso strumenti non integrati o procedure manuali.
Per questo motivo un numero crescente di studi sceglie di digitalizzare i processi di compliance, centralizzando informazioni, documenti, verifiche e scadenze in un unico ambiente di lavoro.
Le soluzioni Dylog dedicate agli studi professionali supportano questo percorso consentendo di gestire in modo strutturato l’autovalutazione del rischio, l’adeguata verifica della clientela, l’archiviazione documentale e il monitoraggio delle attività richieste dalla normativa.
La digitalizzazione non rappresenta soltanto un vantaggio operativo. Significa anche ridurre il rischio di errori, migliorare la tracciabilità delle attività svolte e disporre delle evidenze necessarie in caso di verifiche e controlli.

Se vuoi sapere come gestire l’autovalutazione antiriclaggio in modo semplice: contattaci
L’aggiornamento dell’autovalutazione antiriciclaggio entro il 27 maggio 2026 rappresenta un passaggio importante per tutti gli studi professionali. Affrontarlo per tempo consente di evitare criticità, rafforzare l’organizzazione interna e gestire gli obblighi normativi con maggiore efficienza.
Se desideri approfondire le soluzioni Dylog dedicate alla compliance antiriciclaggio e alla digitalizzazione degli adempimenti dello Studio, contatta i nostri consulenti e richiedi maggiori informazioni.
Sommario
- Non più un documento da aggiornare ogni tre anni
- L’obiettivo è valutare lo Studio, non il singolo cliente
- Le criticità che emergono più spesso nella pratica professionale
- Perché questo documento assume un peso crescente durante i controlli
- Come affrontare l’aggiornamento senza appesantire ulteriormente il lavoro dello Studio
- La tecnologia come alleata della compliance
- Se vuoi sapere come gestire l’autovalutazione antiriclaggio in modo semplice: contattaci














